| |

Inflazione: cime tempestose

Contenuta reazione negativa dei mercati azionari al rialzo dell'inflazione USA che ne ritarda il picco.In evidenza: 

  • Volatilità mercati obbligazionari: investitori incerti tra rischi inflattivi e timori recessivi con focus crescente sul rallentamento del ciclo
  • Aspettative inflattive a medio termine si attestano poco sopra 2% in USA e area euro nonostante inflazione sorprenda al rialzo
  • Tensioni inflattive diffuse ritardano il picco dell'inflazione USA, prevista tuttavia in calo nei prossimi mesi: calo crescita e discesa prezzo del petrolio e delle case
  • Fed e BCE verso rialzi di almeno 75 p.b. e 25 p.b.
  • Rischi recessivi in aumento specie in area euro date restrizioni offerta materie prime
  • Da BCE attesi solo parziali dettagli in luglio sullo strumento anti-frammentazione

Anche il terzo trimestre è iniziato all’insegna della volatilità nei mercati finanziari. Dopo una stabilizzazione a fine giugno, nelle ultime due settimane i mercati azionari hanno registrato una flessione, più contenuta in USA e Giappone rispetto al rel resto del mondo. In contrasto coi mesi scorsi, il calo è stato trainato dal comparto energetico, complice una brusca discesa dei prezzi petroliferi: il timore di una battuta d’arresto nella crescita mondiale ha infatti riportato il prezzo del Brent quotato nel mercato europeo poco sotto i $100/barile, con un calo di oltre 16% dai massimi di metà giugno.

In modesto recupero invece i mercati obbligazionari. I rendimenti sul Treasury decennale, che avevano sfiorato 3.5% dopo la riunione Fed di metà giugno, sono scesi oltre 60 p.b. in poche settimane per poi stabilizzare poco sopra 3%, in un mercato che oscilla tra rischi inflattivi e timori recessivi. L’andamento è stato analogo per i rendimenti sul Bund tedesco, che dopo essersi mossi in giugno in un range tra 1,60% e 1.80%, sono scesi a livelli prossimi a 1.10%. Il movimento si è accompagnato ad un calo delle aspettative d’inflazione a medio termine, scese poco sopra 2% sia in USA che in area euro. Gli investitori ritengono che restrizione monetaria e calo della crescita riporteranno verso target l’inflazione nonostante questa continui a sorprendere al rialzo.

Negli Stati Uniti l’inflazione al consumo è salita oltre 9% in giugno, il livello massimo da 41 anni, trainato dal balzo dei prezzi alimentari ed energetici, ma con un aumento significativo anche dell’inflazione di fondo. Questi dati indubbiamente evidenziano tensioni diffuse sui prezzi al consumo USA, ed un continuo ritardo nel raggiungimento del picco inflattivo. Tuttavia un calo progressivo dell’inflazione USA resta probabile nei prossimi mesi, sulla scorta di diversi fattori: il rallentamento della crescita, il calo del prezzo delle case e degli affitti, e nel breve termine il calo del prezzo della benzina.

E’ dunque tempo di agire per la Federal Reserve, che alla riunione del 27 luglio alzerà il tasso sui Fed Funds di 75 p.b., il mercato attribuisce una probabilità non trascurabile ad un rialzo ancora maggiore di un intero punto percentuale, dopo l’inattesa mossa in tal senso della Bank of Canada. In ogni caso, la restrizione proseguirà con un altro rialzo in settembre di almeno 50 p.b. I tassi ufficiali USA salirebbero quindi rapidamente entro l’autunno a livelli moderatamente restrittivi, portando sempre più gli investitori ad interrogarsi sui rischi recessivi. Secondo l’indicatore elaborato dal National Bureau of Labor Statistics, la probabilità di recessione USA è pari a 50% nel prossimo anno e sale a 70% nell’arco di due anni.

I rischi recessivi in un orizzonte di 6 o 12 mesi sono maggiori nell’area dell’euro, particolarmente esposta allo shock energetico innescato dal conflitto russo-ucraino e dall’utilizzo delle materie prime come arma geo-strategica.

Occhi puntati sul prezzo del gas naturale, risalito ai massimi dallo scorso febbraio date le prospettive di una protratta riduzione delle forniture dalla Russia solo in parte compensata da fonti alternative. Non sorprende quindi la debolezza dell’euro, che temporaneamente ha toccato la parità contro dollaro, per la prima volta da circa un ventennio.

I rischi per la crescita non freneranno tuttavia l’azione della Banca Centrale Europea, che alla riunione del 21 luglio con un rialzo di un quarto di punto percentuale avvierà un processo di normalizzazione della politica monetaria, non più adeguata ad un contesto di inflazione strutturalmente più elevata.

La Sfida principale per la BCE è quella di definire un piano efficace per contrastare le inevitabili pressioni al rialzo sui rendimenti governativi periferici, che potrebbe minare la stabilità finanziaria. Difficilmente questo mese saranno resi noti tutti i dettagli del cosiddetto “piano anti-frammentazione”, in particolare la condizionalità che sarà associata all’intervento BCE, condizionalità che potrebbe essere legata alla sostenibilità di medio termine del debito pubblico, e alle riforme e interventi previsti dai rispettivi Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza.

Concludiamo ricordando che la prossima settimana, venerdì 22 luglio, saranno pubblicate le prime stime Flash dei PMI manifatturiero e servizi per i paesi avanzati nel mese di luglio, utili a valutare l’intensità del rallentamento ciclico soprattutto nel comparto manifatturiero.

 

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

ISCRIVITI